Lo spione chinese


Ignazio Bardea, Lo spione chinese, Bormio, 2008, 592 pp. (in varie sequenze), ill., cucito a filo

IL VOLUME È ESAURITO

Il testo, riveduto, corretto e completato con parti mancanti che nel frattempo sono state recuperate e trascritte, è stato ripubblicato nel 2010 per la XVIII edizione delle Giornate Bormiesi di Cardiologia, con l’aggiunta di saggi introduttivi e conclusivi, oltre a una bibliografia relativa agli scritti di Ignazio Bardea (ancora per la maggior parte inediti):

Ignazio Bardea, Lo spione chinese, Bormio 2010, 305 pp. + LV, cucito a filo.

Anche questa edizione è esaurita. 

 

Da “Il sogno”

 

Si potrebbe parimenti pensare ad una bibita che dasse il paese medesimo. Suppliva pe’ villici il latte, ma l’uso pe’l vizio del vino s’è sminuito.

La bevanda de’ tedeschi si è la birra. Quella di fromento non sarebbe forse di gran vantaggio per noi, che scarseggiam di tal grano, ma quella d’orzo perché non si pensa ad introdurre? Vi sono de’ terreni più alti che potrebbero più fruttuosamente essere seminati di orzo quando servisse a formarne un bibita.

L’Inghilterra, ed altre regioni, de’ frutti formano il loro sidro e sidrochino, bevande egualmente fumose. Tutta la sponda aprica della Rete potrebbe essere posta a cirege ed a prugni, ed a pomi, co’ quali si potrebbe utilmente formare delle bibite, ed anche della acquavita fortissima, e risparmiare il danaro che in Valtellina si manda per questa.

I frutti, e freschi e secchi, utilissimi sarebbero pure per le mense. Se non si coltivan le piante è una dapoccaggine nostra, o uno scoraggiamento, per la mancanza di sicurezza di ciò che è esposto alla pubblica fede.

Avete pure rigorosissime leggi per il delitto di abigeato, e ricercaste non sono molti anni un ladro di tal natura sino a Solferino, e lo faceste decapitare perché nissuno ardisse di poi imitare il delitto, e sin’ora non si è pensato a produrre severissime leggi a chi deruba ne’ giardini e negli orti? Credetemi che da questo più che dal clima procede che poche sieno le piante di frutti nel nostro contado.

A questo sarà rimediato con leggi afflittive di corpo a pubblica emendazione ed esempio.

Esce parimenti pe ‘l grano non poco danaro. Per provveder il paese onde esca men che si può sarà premura della Società patriotica di raccogliere da migliori agricoltori i mezzi più acconci per render fertile il terreno e per coltivarlo, e studiare i modi di far del concime. I boschi che abbiamo ne possono essere un mezzo. Forse converrebbe pure l’uso della calcina che serve d’ingrasso, la cenere, il caligine che non si cura, e molti altri modi che si possono leggere e raccogliere da trattatisti.

Nella valle di Livigno, e in altri luoghi più freddi ed elevati, si può tentare la semina del grano che nasce nella fredda Siberia e in altre regioni del nord, come si può leggere nella Storia de’ Viaggi del signor de La Harpe.

I pomi di terra, o pattate da noi dette tartufole d’orto, crescono assai bene nel nostro clima, e sono di alimento nelle mense de’ nostri rustici. Su questo frutto assai dalle accademie si scrisse rilevandone la sua utilità. L’erba serve per le bestie, i frutti superiori per gli animali porcini, la radice o il pomo di terra non solo si può cucinare, ma se ne forma del pane per gli stomaci più vigorosi. Io ne ho fatto l’esperimento facendovi porre metà farina, e mi è riuscito ottimo, sol che è da avvertirsi che fa duopo di accrescere la dose del lievito. È di un bianchezza grandissima e nutritivo di molto. Servonsi in Germania de’ pomi di terra o tartufole d’orto per essere farinacei a far dell’amito. E perché non si adopra da noi egualmente?