ERA VIRALE: IL COVID COME NON L’AVETE MAI VISTO


Le interpretazioni della pandemia nel lavoro di 23 artisti su manichini
 

Rappresentare il coronavirus attraverso una mostra di manichini: idea nemmeno tanto bizzarra, se si pensa al fatto che siamo rimasti immobilizzati per buona parte di questi 18 mesi di pandemia, incapaci di muoverci, fissando oltre alle nostre finestre uno spazio completamente svuotato delle solite attività che ci circondavano.

Biagio Duca, fotografo professionista di moda, nella desolazione dei mesi trascorsi si è chiesto se quei manichini abbandonati in casa che normalmente utilizzava per lavoro, potessero essere trasformati in qualcosa di vivo, ovvero se si potesse trasformare il loro “freddo immobilismo da vetrina” in uno stato di artistica vitalità. La risposta è la mostra “Era Virale” che è appena stata inaugurata al mulino Salacrist di Bormio e che resterà aperta e visitabile sino al 25 agosto 2021: 15 manichini completamente reinterpretati con l’arte del bodypainting, che gireranno tutta l’Italia in una esposizione itinerante (restrizioni permettendo) nata dalla volontà di simboleggiare la rinascita attraverso l’uso dei colori, a ricoprire corpi altrimenti uniformi.

La scelta di utilizzare dei manichini come unici soggetti – spiega Biagio Duca – identifica lo stato freddo e di immobilismo da vetrina in cui si è trovato ciascuno di noi nell’ultimo anno, facendoci vivere l’impossibilità di azioni libere e ormai date per scontate, soffocate da limitazioni, lockdown, coprifuoco e decreti”.

Spazio, dunque, al colore, alla fantasia e anche alla professionalità, dal momento che la mostra ospita i lavori di alcune celebrità nel campo dell’arte e del bodypainting, campioni del mondo come Alex Hansen o docenti di caratura internazionale, con tecniche che spaziano dall’aerografo alla spugna al pennello classico, in un mix che induce il pensiero a uno sguardo positivo verso il futuro: “Saremo tutti manichini si spera ancora per poco e i manichini dovranno necessariamente lasciare spazio alla vita che abbiamo sempre fatto”. Non a caso, ogni soggetto è raffigurato con due lati contrapposti: sulla schiena, c’è il passato, sul davanti c’è l’idea del futuro. Un prima e un dopo che ogni artista ha rappresentato in modo del tutto intimo, fortemente condizionato dalle esperienze vissute durante la pandemia, spesso con tragici risvolti personali. Il manichino, quindi, diventa uno strumento attraverso il quale ognuno dei 23 artisti apre il suo cuore al visitatore e dà voce alle sue emozioni.

Non da ultimo, i manichini si trasformano in speranza concreta di aiuto per qualche istituto ospedaliero, dal momento che – al termine della mostra – si terrà un’asta delle opere il cui ricavato sarà destinato in beneficenza; inoltre, se qualcuno fosse interessato all’acquisto di un manichino che l’abbia particolarmente colpito, potrà effettuare una donazione in favore di un ospedale covid e provare ad assicurarsene la consegna a fine mostra.

Nessun introito va agli artisti o all’organizzazione – conclude Duca – tutto nasce spontaneamente dalle nostre esperienze e dalla nostra volontà di reagire, di farci portatori di un messaggio positivo e anche di bellezza, perché di opere d’arte si tratta. Ringraziamo chi ha creduto in questo progetto e chi ci sostiene, anche senza troppe fanfare. Speriamo di contribuire a far riflettere su quello che ha rappresentato il covid per l’umanità tutta”.

 

Anna


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